gli interventi

 

archeologia

 

 

 

 

 

Prima del 1928 non si sono intrapresi lavori di ricerca alle rovine. Come mostrano le immagini di fianco (disegno R. Rahn e foto R. Donetta), l'interno del castello è ricoperto da terra, detriti e vegetazione; nel salone solo due dei tre pilastri  sono visibili, in gran parte sommersi.

 

 

 

Gli interventi del 1928-1930

Nel 1928 e nei due anni successivi, per periodi relativamente brevi, si effettuano scavi e lavori sotto la guida dall'architetto Eugen Probst, con l'appoggio del Comune di Semione. 

La documentazione circa i lavori eseguiti è da considerarsi incompleta e sommaria. Si può dire che non si sono realizzati interventi sistematici e si è trattato in gran parte di un importante sgombero di materiali. I lavori sembrano essere stati interrotti senza essere conclusi.                                

Come si nota dalle immagini qui sotto (aree di scavo e disegno di E. Probst, 1928), le asportazioni di materiali sono state consistenti. Nella rocca principale i tre pilastri sono in bella mostra e gli scavi hanno liberato gli spazi fra le mura in molti ambienti.

 

Ritrovamenti

 

Pochissimi i reperti degli scavi che si possono visionare. Si tratta di frammenti di un affresco, di piccoli elementi in ceramica e di due recipienti, di chiodi e cerniere di una porta o finestra (Landes Musem, Zurigo). Dai documenti a disposizione, purtroppo privi di descrizioni quantitative e qualitative, si evince però che si sono riportati alla luce molti reperti differenziati. Nelle corrispondenze, fra l'altro, si parla di un grosso frammento di muro rovesciato affrescato con una figura di santo e una testa. Ritrovamenti la cui fine è misteriosa. Non si conosce neppure il luogo di deposito del materiale sgomberato.

 

Restauri ed altro

 

Diversi i lavori di restauro, come probabilmente era consuetudine all'epoca. Si segnalano i seguenti interventi. La costruzione delle scale in sasso e della volta della porta che immette dal salone al palazzo. Una colonna del salone è rialzata. La torretta occidentale viene consolidata e s'esegue il rifacimento del tetto.  Alcune parti in murature sono assestate e consolidate. Da annoverarsi pure lo ricostruzione di un merlo. 

I saccheggi sono stati costanti, i materiali ritrovabili nelle rovine essendo molto interessanti per la costruzione.

 

 

Gli scavi archeologici iniziati nel 2002

Il Comitato dell'Associazione dà una spinta iniziale al progetto sostenendo la realizzazione di uno studio storico-archeologico da parte della Dott.ssa Silvana Bezzola. Con lo studio viene formulata all'intenzione del Fondo Nazionale Svizzero della Ricerca Scientifica una richiesta di finanziamento per l'indagine archeologica al castello di Serravalle.

Accolto il progetto e stanziati i finaziamenti, nel 2002 iniziano i lavori di ricerca con la supervisione della Dott.ssa Bezzola (Accademia di Architettura di Mendrisio) e del Prof. Werner Meyer (Università di Basilea). Al loro fianco vi sono una decina di studenti dei due atenei. Per diverse settimane, durante i mesi estivi, il castello è dunque sede di ricerca in ambito archeologico. 

Al primo stanziamento relativo a lavori sull'arco di tre anni,  verso la fine del 2004, visto l'interesse dei ritrovamenti, viene confermato un ulteriore credito per successivi tre anni.

 

Osservazioni generali sulle indagini

In una fase preliminare si attuano rilevamenti e misurazioni sul terreno, si procede alla raccolta di dati per l'elaborazione di una carta topografica del sito (misurazione in stazione totale, studio Geofoto di Sorengo) e si svolge un'indagine geofisica nella zona del cortile esterno per definire la natura del sottosuolo (georadar e sismica a rifrazione).

Preparato e coordinato un piano di ricerca e di lavoro particolareggiato, si dà avvio alle fasi sul terreno e ai lavori d’analisi. In estrema sintesi, gli interventi implicano:

w scavi con setacciamento del materiale asportato

w rilievi grafici, topografici e fotografici

wschedature e classificazione dei materiali

w restauro dei reperti con analisi di laboratorio.

E' inoltre prevista una pubblicazione conclusiva su quanto emerso dall’indagine archeologica.

Le campagne di scavo, volte a sondare e verificare la sostanza archeologica tramite saggi mirati e l'apertura di una trincea, risultano sin dall'inizio di grande interesse. 

Con gli scavi, oltre ai reperti minuti, affiorano e si acquisiscono elementi preziosi circa l'evoluzione architettonica, le tecniche di costruzione, nonché quelle di distruzione del castello.  

 

aree di scavo aperte nel 2002

 

 

 

 

 

 

Ritrovamenti e prime osservazioni

In tutte le aree sede di ricerca sono emersi numerosi reperti.   

La qualità dei piccoli reperti rinvenuti rivela un relativo lusso. Raffinate ceramiche, maioliche e vetri tardo medioevali testimoniano della funzione signorile del castello. E' documentato l'uso della pietra ollare per i recipienti di cottura, mentre non si sono ritrovati altri oggetti semplici di uso quotidiano. Frammenti di ossa animali in grande quantità, con segni dell'intervento umano, dimostrano un impiego abbondante in cucina di carne bovina, ovina, caprina, nonché di suini e pollame.

A testimonianza dell'aspetto signorile del castello, viene riportato alla luce, riverso e affossato nel terriccio, un grande frammento d'affresco che decorava un locale del palazzo.  

Alcuni reperti isolati arricchiscono il patrimonio, per esempio  un piccolo dado da gioco e pedine in osso.

 

Per quantità e qualità di ritrovamenti spiccano le punte di freccia di balestra, alcune antiche, la maggior parte appartenete ai secoli XIV e XV. Sono indizi di un’azione militare massiccia. Peraltro, un pò ovunque durante gli scavi si scoprono tracce d’incendi, segno della virulenza dell'assalto distruttivo. Sono inoltre emersi diversi proiettili per catapulte, sassi grezzamente arrotondati, i più grandi del peso di circa 1 quintale, impiegati nella distruzione del castello.

 

Con gli scavi archeologici si delineano i resti di strutture murarie che testimoniano di una costruzione fortificata antecedente a quanto ora si osserva. Sepolti e dimenticati dai costruttori successivi, vengono alla luce elementi murari di una fortificazione che si possono far risalire anche a prima del 1000: un castello più piccolo con possenti mura di cinta (nell'attuale sala con colonne trovavano spazio, per esempio, diversi locali).

Vengono pure liberati dai detriti frammenti dall'impianto murario che cingeva la parte a nord dove è situato il mastio. Sul lato est, in basso rispetto al mastio, si scopre un'antica porta d'accesso al castello. 

Le ricerche hanno permesso di precisare le tecniche di costruzione adottate. Il castello è costruito direttamente sulla roccia e, con ingegno, si sono sfruttate le sue irregolarità. La costruzione di ampi locali e delle possenti cinte murarie sono eseguite alla base della roccia, su cui si sono appoggiati grossi sassi di sostegno legati con malta. A partire da queste fondamenta si sono erette le strutture murarie sopraelevate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è dunque in presenza di un insieme di elementi nuovi per comprendere meglio il castello di Serravalle, d'indiscusso interesse. Non resta che attendere la sistemazione scientifica dei ritrovamenti.

 

Un servizio della RTSI: 

 

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