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Il sito

Le rovine del castello di Serravalle sorgono su un ampio sperone roccioso in territorio di Semione, Valle di Blenio, a destra del fiume Brenno e lungo la strada storica di valle che sale al passo (mappa). Il luogo garantiva al castello una solida posizione di difesa e di controllo.

I castelli sono stati centri di potere amministrativo, economico e giudiziario, e residenze anche lussuose. Serravalle si poneva inoltre su una via di transito molto importante: il valico del Lucomagno era di notevole interesse nel medioevo. Basti ricordare che poco dopo il valico sorgeva il potente monastero benedettino di Disentis.

Recenti indagini archeologiche (2002-2006) hanno permesso di inviduare un castello precedente all'attuale e di stabilire una prima occupazione del sito attorno all'800 d.C. Un primo castello fu distrutto attorno al 1180 e il secondo, quello attualmente visibile, fu edificato verso il 1230-40.  

 

Cenni storici

Il toponimo Serravalle, che si incontra spesso ad esempio in Italia del nord con un significato militare equivalente ad una funzione di sbarramento della valle, nasconde in questo caso la radice longobarda sara/sala, da tradursi in termini odierni con “circoscrizione giuridica e amministrativa”. Il termine Serravalle, che a prima vista indicherebbe dunque una funzione militare-difensiva ma che è in evidente disaccordo con i resti murari, rientra dunque nella categoria dei “nomi di rango con accentazione difensiva”, e sarebbe un imbarbarimento di una definizione puramente funzionale del luogo: Sara/Sala-Valle = luogo/centro dell’amministrazione e della giustizia della valle.


In base ai dati archeologici, che dimostrano l’esistenza di una prima struttura nel IX secolo, la prima fonte che menziona indirettamente il sito è un atto del 948. In esso si regolava la cessione dei possedimenti in Val Leventina e Val di Blenio del vescovo Attone di Vercelli a favore dei canonici del Duomo di Milano. Senza essere menzionato esplicitamente questa cessione regolava anche la situazione di Serravalle.



Dopo due secoli di silenzio, nella seconda metà del XII secolo, siamo negli anni delle lotte tra Guelfi, sostenitori della causa papale e comunale, e Ghibellini, sostenitori dei diritti imperiali, il sito ritorna agli onori della memoria storica.

Una testimonianza del 1224 ci riferisce degli avvenimenti sopraggiunti tra il 1170 e il 1180. Correva l’anno 1176 e l’imperatore Federico I Barbarossa, in Italia ormai già per la sesta volta per sedare le rivolte dei comuni lombardi, si ritirò nella Valle di Blenio dove si ricongiunse nella primavera con le truppe di rinforzo giunte lungo il Passo del Lucomagno. Durante la sosta durata quattro giorni si impadronì, anche con l’aiuto delle truppe di Alcherio da Torre, del primo castello di Serravalle. Alla ripartenza dell’Imperatore il maniero, e la giurisdizione su tutta la valle, furono quindi affidate ad Alcherio da Torre, dimostratosi un fedele alleato.

Con la dura sconfitta di Legnano del 29 maggio del 1176 contro la Lega Lombarda il Barbarossa dovette definitivamente abbandonare i suoi sogni di controllo delle città lombarde e il suo telaio di feudi situati a sud delle Alpi furono via via occupati dai Milanesi vincitori. Anche Serravalle ne fu toccato e il primo castello fu distrutto dai Milanesi, verosimilmente tra il 1176 e 1180.

 

Per la valle di Blenio la fine del XII secolo è un periodo movimentato, risentendo dei contrasti che nella stessa Milano sono provocati dalle ambizioni di supremazia della locale nobiltà filoimperiale. Questa situazione porterà le valli di Blenio e Leventina ad unirsi nell’alleanza del 1182, con il giuramento del Patto di Torre, appoggiato da Milano, con il quale si oppongono, tra l’altro, alla costruzione di nuovi castelli.

A partire dal 1200 (ce lo riferisce un atto del 1235) la Val di Blenio fu affidata dai canonici del Duomo di Milano alla potente famiglia degli Orello di Locarno. La presenza di questi nuovi signori coincide con la costruzione tra il 1230 e il 1240di un secondo castello più maestoso e grande, per intendersi quello delle rovine attuali.Frattanto nasce e prospera la Signoria dei Visconti a Milano e nella seconda metà del Trecento le Tre Valli sono da considerare loro dominio. 

Dopo il 1340 il maniero e la valle entrarono in possesso dei Visconti di Oleggio. Nel 1380 circa il castello passa, infine ai Pepoli di Bologna.

Con la morte nel 1402 di Gian Galeazzo Visconti il tessuto feudale del Ducato di Milano ne viene scosso e il secondo castello di Serravalle, in circostanze tuttora poco chiare, viene distrutto.

 

Le rovine del castello

Le rovine del castello sono comodamente raggiungibili dalla campagna di Semione sul sentiero basso della Valle di Blenio, dalla località di Cosnigo con una strada sterrata in prossimità di quella cantonale che conduce a Ludiano (nelle vicinanze di quest'ultima si trovano spazi di posteggio), oppure dal comune di Ludiano percorrendo diversi sentieri.

Ognuno può scegliere per una visita il proprio percorso. Si raccomanda di fare attenzione ai pericoli che possono presentare le rovine e alle indicazioni sul luogo.

Riguardo l'evoluzione architettonica, argomento senz'altro molto interessante ma di difficile interpretazione, al momento è opportuno soltanto dire che vi sono stati due castelli e che questi hanno conosciuto modifiche e ampliamenti successivi. Quanto oggi visibile è ciò che rimane delle costruzioni del secondo castello risalenti al XIII e XIV secolo.


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Le rovine s'estendono su un'area di circa 140 x 40 m.

Con riferimento all'immagine appena sotto, sono descritti gli ambienti della zona abitativa e dettagli sulle costruzioni. Al termine di questa breve esposizione si mostra una ricostruzione relativa al complesso del castello con il suo percorso d'accesso, così come poteva presentarsi prima della distruzione (disegno di E. Probst): un'ipotesi per molti aspetti non dimostrata, ma che ha il pregio di rendere un'idea dell'imponenza del maniero.

 

 

 

Da nord si accede tramite un sentiero alla rocca principale. Sul crinale dello sperone di roccia si trovano i ruderi del mastio, la possente torre circolare. Al di sotto del mastio, sul lato ovest, una piccola parte delle mura di recinzione poggia sulla roccia in forte pendenza; mentre sul lato est si ha un'antica porta d'accesso al castello nelle rovine murarie. Da notarsi nei dintorni delle fondamenta del mastio i crolli di massicci e compatti frammenti di questa grande torre. Le aree di crollo contornano peraltro un pò ovunque la rocca, in gran parte coperte da vegetazione.

Appena oltre il mastio si aprono le vestigia della zona abitativa. La prima parte comprende diversi ambienti. L'area sopraeleveta è suddivisa in tre salette probabilmente in parte adibite a deposito per materiali e attrezzi. Costituiscono il perimetro di base del palazzo. Al di sopra si trovavano i locali abitativi e di ricevimento. Dubbi sussistono sul numero dei piani. Dalla superficie interna complessiva e dai ritrovamenti archeologici, per esempio un frammento di un grande affresco che adornava una sala, si desume che il palazzo era dimora accogliente, signorile.

Le tre salette sono raggiungibili dal basso per mezzo di una scalinata in sasso sul lato ovest, ove nel locale a piano terra comprendente la parte interna della torre semicircolare, è ubicato il forno, la cui bocca è formata da due grosse pietre disposte a sagomare una volta acuta. E' lo spazio della cucina. La torre, costruzione appariscente e più alta delle rovine, fungeva da pozzo, ricettacolo di un elemento naturale vitale. La residenza principale è pure raggiungibile da sud tramite una scala con palco e un portale d'entrata con volta. 

Le scalinate in sasso e la volta del portale d'entrata sono costruzioni moderne, realizzate con gli interventi del 1928-30.

Nell'ampia sala con massicci pilastri, dirimpetto la residenza signorile, potevano trovar spazio diversi locali per eseguire lavori artigianali. Più in là, in direzione della chiesetta, si hanno ancora due ambienti. Sul fronte a sud doveva ergersi una struttura di protezione sul cortile esterno. Lo scavo all'interno dell'ultimo locale, sino ai piedi delle mura rimanenti, ha portato alla luce un gran numero di punte di freccia. Si sono inoltre riscontrate tracce di un assalto portato col fuoco.         

La distruzione del castello avvenne con ogni probabilità con un attacco su questo lato più debole, dal cortile esterno, le altre parti del maniero avendo a protezione importanti elementi di difesa naturali e architettonici. Per la distruzione s'impiegarono il fuoco e livere, così da scalzare la resistenza delle mura, con conseguenti massicci crolli. Molte pietre, ben visibili nelle mura, portano il segno del nerofumo dell'incendio.

Nella parte ad est della rocca principale, adiacente al salone con le colonne, si trovano i ruderi di un solido sistema di controllo e difesa, costituito da porte e sbarramenti. Passato il portale d'entrata in basso, con una curva sul pendio che riportava in direzione nord, l'accesso alla zona abitativa trovava sul suo percorso un passaggio obbligato, un corridoio fra alte mura. Segno delle incertezze dei tempi e di nuovi concetti sulle fortificazioni, si eresse una massiccia costruzione con un  un ponte levatoio interno, ribaltabile sul lato lungo della stessa. All'entrata come all'uscita del passaggio potevano essere collocati sbarramenti.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due parole infine sulla Chiesa di Santa Maria del Castello. Situata a sud della rocca, la struttura attuale si fa risalire al XVI secolo. I preziosi affreschi del coro, dipinti da Giovanni Battista Tarilli, sono stati eseguiti nel 1587. La prima testimonianza storica risale al 1329.

 

 

Proposta di ricostruzione di Eugen Probst (1941)

 

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